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Neruda

Quando Sant'Angelo incantò Gilles e Neruda

Neruda

Tra i personaggi illustri che hanno trascorso molto del loro tempo a Sant'Angelo c'è il famoso poeta Pablo Neruda, il quale insieme alle sua compagna Matilde trascorse alcuni mesi nel 1952 una parte del suo esilio politico. Nel libro autobiografico intitolato “La mia vita con Pablo Neruda” edito da Passigli Matilde Urrutia scrive “A Sant’Angelo il nostro modesto alberghetto era come incuneato in un monticello roccioso, sulla riva del mare. Il giorno stesso in cui siamo arrivati abbiamo cominciato a conoscere la vita dei pescatori (…). A Sant’Angelo ci sono alcune spiaggette e l’acqua è molto bassa. Lì ho scoperto che Pablo non sapeva nuotare, una scoperta che mi ha rallegrato, finalmente potevo insegnargli io qualcosa! Il pomeriggio ci recavamo su una spiaggia che sembra una laguna, vicino a delle sorgenti termali. È stato lì che ha imparato a nuotare…”

I due amanti vissero dal gennaio al giugno del 1952 in una pensione di Sant’Angelo, in riva al mare. La loro storia d'amore è intensa e l'atmosfera romantica del piccolo borgo di pescatori esalta il loro legame e ispira il poeta che in questo periodo scrive alcune bellissime liriche. Tra la sua produzione isolana c'è un significativo componimento, L’uomo invisibile, una sorta di autoritratto poetico con la notazione autografa: Sant’Angelo, 24 giugno 1952. Ma Neruda non era il solo intellettuale rapito dal fascino di Sant'Angelo: anche il pittore tedesco Werner Gilles abitò a Sant’Angelo per molti anni anche lui traendo ispirazione dal bellissimo paesaggio mediterraneo dell'isola che tradusse nel suo caratteristico stile figurativo. La possibilità di condividere con gli abitanti del posto la vita semplice scandita dai ritmi della natura affascinarono il pittore ed il poeta che spesso trascorrevano delle serate spensierate insieme in piazzetta, dove incontravano altri amici europei di Gilles. Scrive Kurk Kansenbury in un articolo dedicato a Warner Gilles: “ L’isola d’Ischia certamente gli era familiare, grazie alle sue precedenti visite; ma, quando iniziò a rintracciare l’aspetto intimo del paesaggio, questo si difese e cercò di nutrirlo con i suoi begli aspetti esteriori. Il pittore reagì assimilando innanzitutto questi aspetti in molti bozzetti della natura. Li inghiottì, come un tempo Giovanni a Patmos (anche lui un isolano), prese dalla mano dell’angelo il libretto e lo divorò”.